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mentacoli®

Mentacoli®! Termine che può essere considerato la crasi di due parole: “mente” e “tentacoli”. Si può pertanto pensare a questa espressione grafica come a una estrusione mentale che partorisce dal cervello e si diffonde nell’aria seguendo i movimenti di tentacoli che disegnano nell’etere forme e circonvoluzioni sempre diverse, mai prevedibili o identiche a quelle delineate in momenti precedenti. In natura questo succede frequentemente, si pensi alle forme esagonali dei singoli fiocchi di neve, tutti a sei punte, ma mai identici.

I singoli tratti che formano i mentacoli sono semplici linee che si tessono, si intersecano, si collegano, si rincorrono, si evitano, si toccano a formare ricami che conservano una loro identità definita. Le costruzioni che vengono fuori dall’unione di pochi e semplici tratti di pennello stanno a dimostrare come anche la geometria può convivere con la fantasia. Pur nella rigidità e nella limitatezza del singolo segno, si denota una esplosione di creatività del tutto imprevedibile per chi si accosta per la prima volta a questa forma artistica.

Di fronte ai mentacoli l’occhio dello spettatore vaga da una intreccio all’altro alla ricerca di una qualche analogia che possa far assimilare due diverse costruzioni, ma resta stupefatto nel constatare come ogni singola parte ha un suo preciso ordine e una complessità a volte inimmaginabile.

La stessa parola “mentacoli” è formata di lettere che non si ripetono. Il vocabolo stesso, quindi, contribuisce a sottolineare come, nelle realizzazioni che esso indica, non sia possibile riscontrare alcuna ripetizione dei segni.

Proprio come la diversità degli uomini si palesa solo nel momento in cui si instaura un rapporto reciproco, così i mentacoli mostrano le proprie univoche singolarità solo quando vi è una complessità che li rappresenta, solo quando sono accostati per formare un insieme articolato. Non si può, infatti, non tener conto che il termine “mentacolo”, al singolare fa perdere il senso proprio dell’intero costrutto grafico. Il ripetersi in esso di due fonemi identici distrugge il senso dell’univoca complessità generale. I mentacoli, pertanto, hanno un proprio senso profondo solo quando si trovano affiancati.

E tutto questo come non può essere considerato una metafora della natura e, soprattutto, di quello che riguarda la nostra specie: l’Uomo?

La mente umana, così complessa, è fonte di straordinaria diversità. Ogni individuo è un singolo rappresentante dell’umanità con una singolarità fisica e mentale che lo rende diverso da qualunque altro vivente. Ognuno pensa in maniera dissimile dagli altri e gli stessi pensieri di un singolo individuo variano, si contorcono, ritornano su se stessi e vengono elaborati diffondendosi proprio come un insieme di tentacoli che frustrano l’etere, ognuno in maniera indipendente, ognuno seguendo una propria volontà e un proprio disegno diverso, imprevedibile, armonico nel suo movimento casuale e caotico.

I mentacoli vogliono ricordare questo e, se chi li guarda riflette sul loro significato che trascende i singoli segni grafici, può anche ispezionarli con l’occhio della mente e può provare a ricercare quale potrebbe essere quello che lo rappresenta!

esposizioni

maggio-luglio 2018 mentacoli - quando la geometria incontra la creatività / milano
istituto auxologico italiano

La perfetta sintesi tra rigore e fantasia, geometria e colore approda ai “Mentacoli”, creazioni artistiche di Silvio Di Pietro. “Mentacoli” è una fusione perfetta di due parole: “Mente” e “Tentacoli”, infinite possibilità della mente di pensare, fantasticare e creare nuove forme sempre diverse. I singoli tratti che formano i Mentacoli sono linee che si tessono, si intersecano, si collegano, si evitano e formano ricami che conservano una loro identità definita. I dipinti di Silvio Di Pietro si presentano come un insieme armonico di forme e colori al cui interno scorrono segni, percorsi e traiettorie dove si uniscono cuore e ragione, riflessione e sentimento.




aprile 2018 / personale in seno all'evento "la solitudine delle donne molisane" / vairano patenora (ce)
marseglia hoome




aprile 2018 / mostra personale / imola
circolo sersanti




febbraio 2018 / mostra personale / piacenza
studio c




agosto 2017 / mentacoli / s. elia a pianisi (cb)
biblioteca comunale




luglio 2017 / mostra collettiva / san massimo (cb)
street art




giugno 2017 / personale / campobasso
circolo sannitico

Il gioco leggero della geometria
Prof. Lorenzo Canova

Un’opera che si muove tra la chiarezza della ragione e le pulsioni del profondo, un mondo sospeso tra la tentazione della perfezione e il dinamismo imperfetto della vita, il segno e il colore che tracciano sentieri incrociati dove si uniscono l’emozione e la regola: nell’opera di Silvio Di Pietro si legano lo scienziato e l’artista, due facce della stessa medaglia, in una fusione dove la misura geometrica e il colore sono studiati con il rigore di un analista e agitati da una segreta tensione creativa.

Di Pietro si colloca pertanto di diritto in quella che Filiberto Menna chiamava la linea analitica dell’arte moderna e contemporanea e si rapporta con intelligenza, ad esempio, non solo con Paul Klee e Piet Mondrian, ma anche con Giacomo Balla, per la sua attenzione alla geometria e al movimento astratto e segreto delle forme che si trasferisce alla cornice. Di Pietro vede difatti la cornice non come una semplice chiusura o una protezione, ma come parte integrante dell’intera composizione nella sua progettazione formale e cromatica, concepita come elemento integrante e coronamento dell’opera stessa, che si configura spesso come un’armonia discorde di presenze coloristiche e lineari.

Di Pietro, tuttavia, non pensa il proprio lavoro nei termini di una deliberata freddezza legata alla geometria e alle sue possibili declinazioni, in termini che potrebbero avvicinarlo ad esempio al Minimalismo, ma conserva memorie costruttiviste e neoplastiche nel voler avvicinare la struttura dell’opera all’architettura e alla sua spazialità, in un’espansione del suo lavoro in senso tattile che mostra un’efficace meditazione sul Futurismo e sul suo coinvolgimento, anche ludico, dello spettatore nel flusso positivo di interazione tra arte e vita.

Di Pietro lavora in questo modo con profondità intellettuale, costruendo ogni volta dei percorsi visivi e mentali da affrontare come un’equazione o un teorema matematico, conservando però nella sua esattezza la sottile leggerezza di un gioco della mente e dell’occhio, in una visione che dialoga in modo positivo con il genio progettuale e didattico di Bruno Munari e con la freschezza delle composizioni a chiave di Alighiero Boetti.

L’artista, infatti, riesce a rendere vitale e vibrante la sua geometrizzazione dell’opera attraverso un sistema costruttivo rigoroso fatto di dissonanze e di accordi, di una superficie percorsa da segni e da fili, di tensioni strutturali e di diagonali che contraddicono la stasi del quadrato da cui le sue opere sembrano prendere le mosse.

Il quadrato viene usato dunque come una sorta di una griglia di base sulla quale l’artista erige i diversi e difformi edifici delle sue opere, che però, come in un divertimento o in un nucleo di variazioni musicali, riesce a trasformare ogni volta attraverso una sapiente disposizione di tratti, di pennellate e di presenze materiche.

L’autore si muove quindi tra il palpito del colore e la vibrazione del segno, stende pennellate dalla presenza lievemente corposa per rendere più fremente il corpo fisico dei suoi triangoli e dei suoi quadrangoli, fonde la severa e logica presenza del suo schema di base alla libera distensione di particelle di caos che attraversano le opere come ventate lucenti che rendono più energiche e mobili le sue idee originarie.

Con la purezza di una visione quasi infantile e la serietà di un impianto quasi ingegneristico, Di Pietro alterna così le sue bolle colorate alle spirali di un vortice iconico, inserisce presenze minime e poetiche nelle sue tessiture matematiche, evoca la chimica di un colore che si accende liricamente di accordi e di contrasti, medita con cura i possibili punti di fuga nei meandri dei suoi labirinti, spazi paradossalmente al contempo razionali e fantastici dove l’eufonia del colore e delle forme si rigenera costantemente nella dialettica incessante tra ordine e disordine.




2015 / il grande canale della pace / venezia
palazzo bollani

Qui una mia intervista realizzata in occasione dell'esposizione Il Grande Canale della Pace.

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Il dittico si compone di due elementi che si esaltano a vicenda. Il loro accostamento ha un carattere fortemente evocativo: bianco-nero, vita-morte, sconforto-speranza, Tenebra e Pace.

Senza necessità di essere guidati alla riflessione, chi vi si pone davanti è fatalmente portato a interpretare in maniera univoca quello che l’artista ha voluto rappresentare con i suoi Mentacoli (www.silviodipietro.it), termine ottenuto dalla crasi di due parole: ”mente” e “tentacoli”. Questa espressione grafica, che viene fuori dall’unione di precisi tratti di pennello, dimostra, a chi si avvicina per la prima volta a questa forma artistica, come, dall’accostamento della geometrie e della fantasia, possa manifestarsi un’esplosione di creatività. Proprio i Mentacoli, dunque, per la loro natura sì mutevole, sono la perfetta espressione del genere umano che è capace di produrre cose meravigliose e terribilmente atroci al tempo stesso.

Nel dittico si può leggere l’implicito riferimento agli eventi che il mondo sta drammaticamente vivendo: l’orrore generato dalle guerre, dal terrorismo, dalla visione delle nefandezze compiute dall’Uomo contro l’Uomo, il nero di bandiere, oggi simbolo del male: un ritorno all’era di Caino. In fondo a queste atrocità, per un bisogno intrinseco di rinascita, c’è la speranza, la luce che nasce da ognuno, pronta a rischiarare il buio delle efferatezze.

Appare chiaro il simbolismo nell’opera che proprio attraverso i Mentacoli trova la sua espressione più pura. Nella parte sinistra predomina l’angoscia, il nero, l’orrore, avviluppati in un groviglio di segni; pur tuttavia quelle poche, tenui pennellate chiare pare vogliano presagire un anelito di luce, luce che esplode prepotentemente nella parte destra, dove il candore e la purezza trionfano attraverso il colore-non colore. Anche il segno sembra più disteso, meno attorcigliato (o forse è solo il colore che lo fa sembrare tale) e il gioco del legno, che si propaga nell’etere come raggi, sembra voler rappresentare le ali dispiegate di una colomba di pace.




gennaio 2015 / biennale d'arte internazionale / palermo
2° biennale d'arte internazionale




settembre 2014 / palazzo farini / bologna
inaugurazione sede farini contest 2014




giugno 2014 / la sapienza / roma
esposizione triennale di arti visive




gennaio 2014 / galleria san felice / bologna
expo wiki arte

L'artista con il critico d'arte Giorgio Gregorio Grasso




aprile 2013 / la telaccia / torino
sei artisti per sei regioni

E' un'energia vitale, quella dell'artista Silvio Di Pietro, dove la costruzione cromatica, di grande valenza simbolica, esterna una dialettica pittorica di notevole attrattiva comunicando al fruitore sensazioni uniche vivificate da una precisa ricerca. Il suo linguaggio, d'impianto contemporaneo, deriva da una riflessione essenziale del colore in cui egli rivela un'esigenza assolutamente originale. L'insieme delle sue creazioni, altamente singolare, ci offre un senso di libertà ed una inconfondibile inventiva, all'insegna di un'autonomia fortemente sentita. Vi è una carica di partecipazione rilevante nel suo iter che si dilata mirabilmente in una potenza d'interpretazione attuale dalla evidente contemporaneità. Egli coglie sempre nuovi risultati di raro fascino e con la sintesi espressiva crea un processo di elaborazione appassionato e valido che documenta così un sicuro possesso delle capacità artistiche.

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